“Chiudi gli occhi e immagina una gioia” è l’invito con cui Niccolò Fabi inizia il brano “Costruire”, che ci predispone sin da subito a porre attenzione al nostro mondo interno, all’ascolto più intimo e personale di noi stessi e alla riscoperta delle nostre emozioni. L’autore ci propone una sorta di visualizzazione guidata, recuperando la dimensione immaginativa in cui parla a tutti.
Inizia così un viaggio, quello in cui il cantante ci accompagna con dolcezza e sicurezza, verso le emozioni “da prima volta”, di eccitazione e sorpresa, dove la partenza non è intesa come separazione o distacco, ma piuttosto come inizio, come scoperta.
Nelle suggestive ed evocative immagini che il cantante ci propone emerge il desiderio che spesso accompagna l’individuo di vivere emozioni intense e positivamente connotate “si vivesse solo di inizi e di eccitazioni da prima volta”, ma ben presto ci riporta all’attenzione che la vita è quello che c’è nel mezzo, tra la partenza e il traguardo.
“Ma tra la partenza e il traguardo, nel mezzo c’è tutto il resto e tutto il resto è giorno dopo giorno e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire”
E in questo viaggio tra l’inizio e la fine l’accento è posto sul costruire, sul giorno dopo giorno, sull’importanza del qui ed ora, del vivere il momento presente, un passo dopo l’altro.
“e costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione”
Questo lento costruire che accompagna quell’incredibile viaggio che è la vita è un inno all’accettazione, di sé, dell’altro, del cambiamento e all’abbandonare l’idea di raggiungere una perfezione irraggiungibile e irrealistica.
Rinunciare dunque a quelle chimere che spesso la società nella quale viviamo continuamente ci espone, alla ricerca della felicità a tutti i costi, alla sua pubblica ostentazione, all’aspirare sempre al massimo, all’idea di essere performanti, capaci, brillanti per accogliere e accettare, con i giusti e personali tempi, tutte le proprie fragilità, vulnerabilità, le perdite in quella ballata armonica tra vissuti piacevoli e angoscianti che è la vita.
Rinunciare alla perfezione è un sapere, si apprende, si costruisce, si scopre in un percorso di accettazione dell’esperienza e di sé stessi in tutte le sfumature che inevitabilmente portano con sé, dalle più piacevoli e benefiche a quelle più disturbanti e intollerabili.