Parlare di Psicoterapia ai bambini

La psicoterapia quando rivolta ai più piccoli richiede un tempo e uno spazio di condivisione di senso, di comprensione e accettazione sia del bambino che dei genitori che lo accompagnano. La richiesta può avere origini diverse, provenire dai genitori, essere consigliata dagli insegnanti o spontaneamente posta dal bambino stesso.

E’ essenziale che tra le parti e il terapeuta si crei una alleanza fatta di fiducia, di accoglienza e vicinanza, nell’ottica di veicolare al bambino un messaggio di condivisione, di apertura e di comprensione. Chiarire con il bambino quale è il ruolo dello psicologo, esplorare insieme a lui perché si è lì, condividere insieme il punto di vista dei genitori è in tal senso fondamentale.

Ma quali parole dovremmo scegliere per dire ad un bambino che normalmente, nel corso della vita, può capitare di non stare bene e di sentire un qualche tipo di difficoltà, ma che esiste anche la possibilità di ricevere dei supporti, delle cure per ritornare a stare meglio?

Il libro “Il Bosco di Sottosasso” di Emanuela Iacchia ed Augusto Altavilla, entrambi psicoterapeuti con esperienza, ci insegna che la favola può rappresentare uno strumento utile che, accompagnata ad un metodo, può rappresentare una appropriata risorsa sia per i genitori, che accompagnano il figlio in terapia, che per il bambino stesso.

L’obiettivo è che ai bambini giunga un messaggio che sia di fiducia, di calma, di condivisione e di speranza. Nonostante non vi sia un modo “giusto” e uno “sbagliato” di parlare ai bambini di psicoterapia, o di un percorso psicologico in generale, è importante tenere in considerazione alcuni elementi che riguardano le specifiche modalità di funzionamento del bambino, in relazione alla sua età di sviluppo, e al suo modo di interagire con il mondo che lo circonda.

A differenza degli adulti i bambini, proprio per la particolare fase di sviluppo in cui si trovano, non dispongono di capacità di astrazione tali da utilizzare metafore o concetti complessi per spiegare ciò che accade a loro o al mondo interno a loro. Questo determina una lettura del mondo circostante tramite il ripetersi di esperienze e sensazioni, piuttosto che tramite la loro spiegazione. Il dominio di riferimento è dunque più esperienziale ed emotivo, a livello di sensazioni, emozioni ed azioni, che cognitivo, cioè linguistico, astratto e generalizzato. E’ in tal senso che la favola diviene uno strumento potente quando è necessario “spiegare” qualcosa ai più piccoli, perché consente loro di identificarsi nel personaggio che è più in sintonia con il suo vissuto interiore, senza necessità di ricorrere ad astrazioni, metafore o spiegazioni razionali. La favola è quindi un linguaggio che seppur verbale veicola un tipo di conoscenza più emotiva che cognitiva.

Il sintonizzarsi emotivamente con i personaggi della fiaba consente al bambino di dare una forma, una concretezza a quanto prova in termini di emozioni e sensazioni, anche a quelle più dirompenti e faticose, percependone la legittimità il fatto che sono condivise da altri e accomunano tutti.

La fiaba il Bosco di Sottosasso può aiutare in questo, ovvero a spiegare in un linguaggio a misura di bambino il concetto di psicoterapia, creando una occasione in cui immaginarla, sintonizzandosi emotivamente con i personaggi e immergendosi con loro in un contesto di cura.

Inizia dunque da qui un percorso in cui il bambino trova uno spazio per esprimere se stesso, prendere coscienza dei propri desideri, delle sue emozioni, di paure e ribellioni. Nella psicoterapia si esplorano con il bambino le sfaccettature della sua personalità, del suo sentire emotivo e del suo agire, consentendo di conoscere queste parti di sè, comprenderne il funzionamento e sfruttale al meglio.

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